Rapsodia Normanna

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(breve cronaca di un incontro)

Cefalù (Pa) – Si è svolta nella nuova locale sede sociale della comunità M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani di Cefalù “Giovanni Paolo II il Grande”), al numero civico 1 di questa via Roma, la prima di una serie di quattro conferenze sul tema della presenza dei Normanni in Sicilia ed a Cefalù: “I Normanni – Dalle fredde regioni dell’Europa Nord-Orientale – come recita la locandina – alle assolate terre del Sud Italia. La grave crisi della Chiesa tra la fine del primo e l’inizio del secondo millennio. La mappa geo-politica dell’Italia meridionale all’arrivo dei Normanni” (sic); incontri indetti dalla predetta Associazione nel quadro delle attività culturali programmate per l’anno in corso.

Relatore, il ch/mo Adulto Scout Rosario Ilardo, conosciutissimo personaggio di primo piano nella nostra città e nel comprensorio con alle spalle una esemplare carriera politica di tutto rispetto, il quale ha tracciato un dovizioso e nutrito excursus dell’argomento partendo dai precursori Vichinghi, pirati predatori delle regioni del Nord, per finire ai Normanni che hanno colonizzato ed improntato con la loro presenza molti territori dell’Europa giungendo sin nella nostra stessa isola nella quale non hanno mancato di lasciare delle tangibili tracce del loro proficuo passaggio.

Dall’eloquio di Rosario Ilardo, riesumati al pari di Lazzaro, sono venuti fuori nomi, oggi per lo più obsoleti, come Carlo il Semplice, Rollone, Guglielmo il Conquistatore, l’arazzo di Bayeux, Rainolfo Drengot, per finire agli Altavilla, che, al servizio di quest’ultimo, iniziarono una folgorante carriera destinata a concludersi poi con la creazione di un regno che comprendeva l’Italia meridionale e la Sicilia; ed infine, ancora, Boemondo, Carlomagno e quant’altri.

Non ci si rende conto perché una materia tanto importante, in quest’ambito qui rispolverata, sia stata in un qual certo senso relegata in secondo piano dalla ufficiale storiografìa.

L’esposizione piana e certosina del non più giovane Relatore, quasi una sinfonìa concertante di una melodìa beethoveniana di apprezzabile fattura che ha saputo generare immagini pseudovisive scaturenti dal substrato menemonico del trattato, ha messo in luce tre sue innegabili peculiarità: la sua profonda cultura di storico attento e di prolifico scrittore (si rammemori

Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

la monumentale opera sua, L’eccelsa Rupe, editata qualche anno fa per i tipi di Officina di studi medievali 2013), la sua inscalfibile memoria (si è costantemente espresso a braccio senza consultare alcun appunto) e la sua ammirabile resistenza fisica alla fatica (ha parlato ininterrottamente per più di un’ora) spesso desueta anche in un organismo giovanile.

E’ stata un’elezione dello spirito starlo a sentire mentr’ero seduto accanto a Sandra Santoro con la quale ho scambiato qualche battuta di elogio per l’oratore. E con me tutto il plaudente pubblico che ha gremito la sala ne ha sentitamente apprezzato l’intervento.

Ha collaborato alla enunciazione, operando al computer per una selezione delle immagini di repertorio di accompagnamento al discorso, Franco Maggio, pure esponente del sodalizio.

Fra i presenti, Mons. Liborio Asciutto, il pittore Forte, il gentilissimo magister dell’Associazione, Salvatore Muffoletto (ospitale padrone di casa), l’amico ed ex collega Franco Greco ed altri cortesi rappresentanti della Comunità.

Giuseppe Maggiore

 

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